martedì 28 novembre 2006

Broadcast yourself

“Il motivo per cui il filmati pornografici vengono rimossi [da YouTube] non mi è chiaro, o meglio mi è chiaro ma contrasta con altre cose che succedono sul sito. Forse viene impedito lo sharing di porno perché è di cattivo gusto? perché contrasta con il senso del pudore comune alla nostra società? perché non è un forma di espressione? per proteggere i minori? (…) Che la riproduzione filmata del sesso non sia una forma d'espressione è tutto da vedere. Non sarà fra le più alte, ma non lo è nemmeno Buona Domenica.(…)so cos'è di cattivo gusto, cosa contrasta col senso del pudore della nostra società, cosa può anche essere una forma di espressione ma non è certo il caso di diffonderla, cosa ferisce la sensibilità dei minori e anche la mia: la violenza sui disabili, per dirne una.” (P.P)

Premetto che di porno non sono certo un’estimatrice (diciamo anzi che non me ne potrebbe fregare di meno) e concordo pienamente sul fatto che è infinitamente più “inappropriato”, per dirla con YouTube, un video che riprenda delle violenze su disabili. Considero più incivile questo di un filmato pornografico.
Ed è alla coscienza dei singoli che bisogna appellarsi, affinché siano i primi a denunciare la presenza di questi filmati in rete -- se con YouTube si sancisce il diritto a prendere parte attiva alla rete, diventando autori e registi, ritengo si debba parimenti affermare il diritto/dovere di costituirsi parte civile ed evitare che messaggi incivili si diffondano, in rete così come (e soprattutto)nella vita.
Insomma: se è vero che la TV la facciamo noi (al motto di broadcast yourself), credo che a noi spetti anche esserne responsabili.

P.S.: evito di entrare in ulterori dettagli e parlare della caduta dei valori che sembra ormai aver sommerso questa società, anche se non posso fare a meno di pensare che il bullismo è sempre esistito, non è che se lo siano inventato questi 4 ragazzini.. la differenza sta nel fatto che stavolta c’è di mezzo un filmato che gira in rete.
E non un commento non una riga su due ragazze portatrici di handicap sfruttate sessualmente per anni da più persone, notizia degli stessi giorni. Quanta ipocrisia.

"One man's vulgarity is another's lyric."
Justice John M. Harlan, Cohen v. California, 403 U.S. (1971)

politically correct

vertically challenged person -- il nostro caro vecchio "nano"
creatività della lingua inglese!

lunedì 27 novembre 2006

RatMan in TV

Si è conclusa la prima settimana (cominciata lunedì 20 novembre) di trasmissione di RatMan su Rai2, in programmazione dal lunedì al venerdì alle 17:55.

Niente introduzione, nessuna presentazione, si da per scontato che il personaggio sia noto. Il tenore della serie mi sembra sia in crescendo rispetto a quello della prima puntata (a dir il vero un po’ scialba). Se dapprima ritenevo la voce del Ratto fuori sintonia con il personaggio, dopo un paio di puntate devo dire che ci si abitua. Se poi aggiungiamo il fatto che l’ha scelta Leo (Ortolani, creatore di RatMan) stesso, beh, allora non mi resta che dire ok, il fumetto è tuo ed è più che giusto che sia tu a fare la scelta, nessuno meglio di te dovrebbe conoscerla.
Quanto alle trame, credo che le storie "bastarde" che si leggono in RatMan non possano essere trasportate in tv tali e quali.

Come dice Leo in un’intervista a Sorrisi e Canzoni TV(sic!): “Ci è stato chiesto un prodotto adatto anche ai ragazzi. Per questo, rispetto al fumetto, abbiamo alleggerito le battute a sfondo sessuale o la critica sociale. Scrivere per la tv significa ‘entrare in casa d’altri’: chi compra un fumetto sa che cosa legge, lo fa consapevolmente. Io conosco i miei lettori e so che con loro posso usare un linguaggio molto esplicito. Chi guarda un cartone animato, invece, può imbattersi in quel programma per caso. Per questo siamo stati attenti a non turbare la sensibilità di nessuno senza però rinunciare all’umorismo tipico di Rat-Man.”
La scelta è quindi stata quella di fare un prodotto per tutti, dall'adulto al bambino, poi nel caso la serie ottenga buoni risultati, beh, forse si potrà pensare a una seconda serie dai toni più “ratteschi”.
La serie è quella che è, però non mi dispiace. Inoltre è una grossa opportunità per Leo di far conoscere ancora di più Rat-man. E poi se già si legge il fumetto, forse è anche un bene che la serie tv se ne discosti un po’ (sennò tanto vale risparmiarsi la fatica di fare un cartone).

Anche Piccettino ha un cellulare più moderno del mio. Ha perfino un dispositivo che blocca le chiamate dei seccatori; infatti li riconosce e risponde in automatico con le scuse più assurde e ha una suoneria divertentissima. Ora te lo chiamo e te la faccio sentire: "L’utente da lei chiamato è impegnato in un safari in Danimarca. Si prega di richiamare più tardi"

words from the wise

A word is dead
when it is said,
some say.
I say it just
begins to live
that day.
Emily Dickinson

Blog

c’è chi sostiene che il proliferare di blog riduca il contatto umano e il rapporto sociale. Questione già emersa, anche prima del grande successo dei blog, in merito all’ affair rete (web). Resta da chiarire se il mezzo attraverso il quale si manifesta questa forte ed innegabile crisi dei rapporti umani sia o meno lo strumento blog, rispetto a chat , messenger o skype.

Queste ultime, rispetto ad un blog, consentono un rapporto più diretto, un botta e risposta, che però elimina le passioni e i contrasti del rapporto vecchia maniera, soddisfacendo solo in parte lo scopo cui è diretto il rapporto e rendendolo appagante solo in maniera spenta.

Consideriamo l’uso del blog come libera e spontanea forma di comunicazione, cui chiunque (purché dotato di PC e connessione Internet --- vedi digital divide) può avere accesso.Uno strumento da gestire autonomamente e in cui vengono riversati i contenuti che più ci aggradano, lasciando tuttavia uno spiraglio a contributi esterni. C’è chi sostiene che qui il commento non si ponga come contraltare al messaggio del blogger ma semplicemente assolva la funzione delle "vecchie" lettere al direttore dei giornali; ne deriva quindi come questi commenti possano o meno assumere una qualche importanza o essere considerati opinioni di “dignità” pari a quelle del blogger . Ovvero, andando a definire la funzione del blog per chi lo pubblica: nel caso svolga la mera funzione di diario personale, poco contano le altrui opinioni; nel caso si costituisca come “luogo d’incontro” allora ogni commento è benaccetto. La scelta diventa quindi editoriale.

Per concludere i blog non contano, contano le persone che li fanno e chi li frequenta.